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CEDU e Sezioni unite sul concorso esterno in associazione mafiosa: un dialogo interrotto

Antonio Tarallo

Archivio Penale
© dell'autore 2020
Ricevuto: 27 July 2020 | Accettato: 07 August 2020 | Pubblicato: 08 August 2020


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Riassunto

Il contributo prende le mosse dalla sentenza resa dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nel caso Contrada c. Italia sui profili di contrasto della fattispecie di “concorso esterno” in associazione mafiosa con il “principio di legalità convenzionale” di cui all’art. 7 della Convenzione. In particolare, vengono passati in rassegna gli orientamenti giurisprudenziali domestici che ne sono scaturiti, in ordine alla possibilità o meno di riconoscere l’estensione dei suoi effetti anche ai casi analoghi, fino all’intervento risolutore del contrasto ad opera delle Sezioni Unite con la sentenza Genco. Le motivazioni di quest’ultimo arresto, che segna una netta presa di distanze del Supremo organo nomofilattico rispetto alla CEDU, vengono analizzate in profondità, allo scopo di individuare le ragioni che attualmente dividono la posizione delle autorità giurisdizionali nazionali rispetto a quella della Corte sovranazionale, sia sul versante della portata delle “misure generali” discendenti dalle sentenze della CEDU, sia sotto il profilo del merito riguardante il “difetto di prevedibilità” della fattispecie di “concorso esterno” sino alla sentenza Demitry del 1994. Preso atto dell’interruzione del “dialogo” tra Corti interne e Corte sovranazionale, un intervento chiarificatore ad opera della Grande Chambre viene auspicato dall’Autore.


ECtHR and Court of cassation in plenary session about external participation in mafia criminal organisation: an interrupted dialogue


The paper moves from the European Court of Human Rights’ judgment Contrada v. Italy concerning the incompatibility between the crime of “external participation” in mafia criminal organisation and the principle of “no punishment without law” enshrined within Art. 7 of the Convention. In particular, the resulting domestic case-law is reviewed, with specific regards to the issue of the possibility of extension of its effects to analogue cases, until the resolution of the conflict by the Court of cassation in plenary session’s judgment delivered in the case Genco. The grounds of the latter decision, which marks a clear departure of the Supreme nomophilactic organ from the ECtHR’s position, are deeply analysed, aiming at identifying the reasons that currently divide the position of the national courts from that of the supranational court, both as regards the scope of the “general measures” deriving from ECtHR judgments, and as concerns the merits as to the “lack of foreseeability” of the crime of “external participation” up to the 1994 Demitry judgment. Taking note of the interruption of the “dialogue” between the internal and the supranational courts, the Author auspicates a clarifying intervention by the Grande Chambre.

 


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