Comunicato

Quando, agli inizi del Duemilaundici, Aldo Pannain e Giorgio Spangher salutavano, seppur da posizioni differenti, il nuovo corso dell’Archivio penale, definito con civetteria «rivista nuova» o «antica rivista su cui vogliamo scrivere cose nuove», intendevano inaugurare una lunga stagione editoriale che non voleva farsi ispirare dal fluttuante procedere del Legislatore e della giurisprudenza, senza una vera e propria progettualità, ma piuttosto animata da una idea in cui «siano le firme della redazione a stabilirne le linee editoriali, a dettare i temi del sommario, nel tentativo di intervenire sulla realtà ispirandosi ad una qualche filosofia, ad un qualche pensiero capace di pensare il futuro».
Oggi, trascorsi dieci anni, finanche colpiti da una pandemia durante la quale l’attività editoriale di Archivio penale piuttosto che rallentare è andata incrementandosi, richiedendo un ulteriore e più gravoso impegno da parte di tutte le componenti della Rivista (Direttore, Comitati di Direzione, scientifico e redazionale, esperti revisori), alcuni membri del Comitato di Direzione hanno cominciato a svincolarsi da un impegno continuativo, segnalando la opportunità di nuovi equilibri con apertura ulteriore ai più giovani non disgiunta dalla disponibilità per una diversa collocazione. Il che non significa che intendono abdicare a fornire i soliti, preziosi, contributi scientifici per Archivio penale, quanto, piuttosto, che si prefiggono di farlo rapsodicamente, senza quella continuità e abnegazione che l’appartenenza al Comitato di Direzione impone. Tullio Padovani segnalava che proprio questa era stata la via collaudata una decina di anni fa da altra prestigiosa testata penalistica, LP, allorché lui stesso e Mario Chiavario avevano optato per lasciare il testimone, al momento di andare fuori ruolo per età, entrando in una sorta di Comitato d’onore. Quell’esempio merita di essere seguito, soprattutto nel momento del riconoscimento doveroso dell’apporto fornito da Tullio Padovani e da Giorgio Spangher, che inaugurano per l’effetto il Comitato d’onore, all’ìinterno del Comitato scientifico.
Ciò, peraltro, consentirà il “passaggio del testimone” ad altri valorosi studiosi, i quali assicureranno coerenza e continuità con lo spirito che ha animato le linee editoriali di questi due lustri, e al contempo garantiranno rinnovamento progressivo.
Chi rimarrà non può che ringraziare Coloro che lasciano per l’incommensurabile impegno ed i significativi risultati ottenuti, con la promessa di un maggiore impegno per (cercare di) non farli rimpiangere. Chi subentrerà si troverà un vivido esempio per l’impegno che ha assunto.
Non è certo questo il momento per trarre un bilancio, ma due aspetti devono necessariamente essere rimarcati poiché inevitabilmente legati a questo “cambio in corsa”: la coerenza con l’impegno assunto con i lettori in quelle dichiarazioni di intenti contenute in quel primo numero del Duemilaundici e la circostanza che, oggigiorno, Archivio penale rappresenta una voce irrinunciabile nel dibattito scientifico.

LA PROPRIETÀ
LA DIREZIONE
L’EDITORE