Pubblicato in: Giurisprudenza europea

Corte eur. dir. uomo, Sez. I, 18 maggio 2017, Jòhannsson and others v. Iceland

Con questa decisione la Corte di Strasburgo ha accertato la violazione dell'art. 4, Protocollo n. 7 C.e.d.u. da parte dell’Islanda, nei confronti di due ricorrenti, che si dolevano di aver subito un bis in idem in materia di violazioni tributarie. In particolare, in una prima procedura, i ricorrenti erano stati perseguiti per gli illeciti fiscali attraverso un procedimento amministrativo terminato con l’applicazione di una sanzione a titolo di sovrattassa, oltre al recupero dell’imposta. Successivamente, gli stessi ricorrenti avevano subito un processo penale ed una condanna per reati fiscali aggravati. La corte ha prioritariamente evidenziato che entrambi i procedimenti avevano natura penale nel senso autonomo dell’art. 6. C.e.d.u., applicando i cc.dd. Engels criteria; inoltre, ha accertato che entrambi i procedimenti avevano ad oggetto i medesimi fatti; infine, la Corte ha affermato che le procedure non erano sufficientemente interconnesse (diversamente dal recente caso A.B. c. Norvegia) e pertanto vi era stata una vera e propria duplicazione contraria all’art. 4, Prot. 7 c.e.d.u, superando così le eccezioni formulate in tal senso dallo stato resistente. Infatti, sebbene la norma non escluda a priori l'esecuzione di procedure amministrative e penali parallele in relazione allo stesso fatto illecito, questi procedimenti devono tuttavia avere una connessione sufficientemente stretta nel tempo e nella sostanza, circostanza che non è stata riscontrata nel caso di specie. In tal senso, dirimente è stata la durata eccessiva del processo penale, che è proseguito per oltre 4 anni dopo la definizione irrevocabile del procedimento sanzionatorio amministrativo, situazione inconciliabile col diritto del ricorrente (direttamente protetto dalla disposizione invocata) a non subire una prolungata incertezza processuale in relazione alle conseguenze del medesimo comportamento. A. Faberi

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