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Il richiamo giurisprudenziale all’“autoria mediata” in materia di favoreggiamento all’immigrazione clandestina: tra necessità e opportunità

Maria Teresa Trapasso

Archivio Penale pp. 583-602
DOI 10.12871/97886741019411 | © Pisa University Press 2017
Ricevuto: 24 luglio 2017 | Accettato: 25 luglio 2017 | Pubblicato: 26 luglio 2017


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Riassunto

L’autore si sofferma criticamente sulla qualificazione in termini di “autoria mediata”, operata da parte della giurisprudenza con riguardo alle condotte dei soccorritori dei migranti al fine di poter affermare la potestà punitiva statale rispetto alle condotte di favoreggiamento all’immigrazione clandestina, di cui all’art. 12, d.lgs. n. 286/1998, consumate in acque internazionali. Nella seconda parte si propongono soluzioni interpretative alternative a quelle prospettate dalle corti e si sottolinea la necessità, in una prospettiva de iure condendo, di introdurre un’apposita fattispecie che punisca il “traffico di migranti”.


Sommario

1. Introduzione. - 2. Il reato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina: il momento perfezionativo. - 3. La strumentalizzazione da parte dei trafficanti del soccorso di necessità quale ipotesi di “autoria mediata”. - 4. La riconducibilità dell’attività dei soccorritori all’art. 54, co. 3, c.p.: proposte qualificatorie alternative. - 5. Limiti applicativi della fattispecie di cui all’art. 12 T.U. e necessità di una nuova previsione. - 6. Proposte per l’elaborazione di un’espressa fattispecie che reprima il “traffico di migranti”.

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