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Poteri probatori d’ufficio e giudizio abbreviato. L’evoluzione del rito speciale: da decisione allo stato degli atti a giudizio con accettazione del rischio

Nicoletta Mani

Archivio Penale pp. 999-1010
DOI 10.12871/978886741611015 | © Pisa University Press 2016
Pubblicato: 20 dicembre 2015


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Riassunto

Il contributo analizza una recente ordinanza del Tribunale di Reggio Calabria in materia di giudizio abbreviato. L’Autrice, ripercorrendo la motivazione del giudice di merito, rileva le molteplici criticità e contraddittorietà del provvedimento, laddove prevede che la scelta del rito abbreviato da parte dell’imputato implichi per lo stesso l’accettazione del rischio di ulteriori acquisizioni probatorie ex officio, assunte fuori dal suo controllo. Analizzando le peculiarità del rito speciale, l’Autrice si interroga sui limiti del potere di integrazione probatoria officioso, operando un confronto tra l’art. 441, co. 5, c.p.p., e il corrispondente art. 507 c.p.p., che prevede il potere di integrazione probatoria d’ufficio nel giudizio dibattimentale. Così facendo osserva come l’ingresso di nuovi dati istruttori ad opera dell’organo giudicante può rivelarsi coerente e legittimo con l’impostazione del giudizio dibattimentale. Altrettanto non può dirsi in materia di giudizio abbreviato, dove l’imputato ha prestato il consenso alla celebrazione di un rito contratto in ragione del considerevole sconto di pena previsto dalla normativa in materia. l’Autrice conclude invocando un intervento legislativo in materia in grado di agire sui presupposti di azionabilità dei poteri istruttori d’ufficio.


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