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Problemi e tendenze della cooperazione internazionale nell’esecuzione di misure per la prevenzione dei reati transnazionali

Eugenio Zaniboni

Archivio Penale
© dell'autore 2019
Ricevuto: 02 gennaio 2019 | Accettato: 10 gennaio 2019 | Pubblicato: 11 gennaio 2019


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Riassunto

Il compito di superare gli ostacoli posti dalle differenti legislazioni statali è affidato, come è noto, alle norme formali e sostanziali del diritto internazionale. Tale circostanza favorisce il continuo ingresso nell’ordinamento internazionale di misure dirette a proteggere beni, valori e interessi in precedenza oggetto di esclusiva valutazione sul piano del diritto interno.

È questo il caso delle misure di prevenzione dei reati transnazionali, di cui si occupa il presente studio. Il concetto di ‘misura di prevenzione’ nel diritto internazionale è assai elastico. La ricerca dimostra come tale nozione comprenda in realtà una gamma di istituti molto diversi, accomunati dal dispiegare i loro effetti, a seconda dei casi, su beni e/o persone, fisiche o giuridiche localizzati in altri Stati, o al contrario, dal consentire di legittimare pretese di altri Stati su beni e/o soggetti presenti sul proprio territorio (o comunque in aree sottoposte alla propria giurisdizione) con modalità potenzialmente assai afflittive. Per questo motivo, l’esercizio di potestà autoritative ante delictum, necessita di regole di coordinamento che siano adatte alle peculiari caratteristiche dell’ordinamento internazionale ed idonee a evitare i potenziali abusi.

L’analisi della prassi internazionale condotta su norme convenzionali in ambiti molto diversi (come il settore della sicurezza marittima, dell’antiterrorismo, delle missioni internazionali di mantenimento della pace e della prevenzione della corruzione internazionale), lascia emergere che, almeno in alcuni casi, il suddetto processo di ricambio delle norme ritenute inadeguate ad anticipare il presidio di beni sempre più fondamentali per la società internazionale (come in primo luogo quello della sicurezza), sia avvenuto lasciando sullo sfondo le necessarie verifiche sul piano della compatibilità con le norme poste a tutela di alcuni fondamentali diritti umani. Nello stesso tempo, lo studio rileva come sia in atto un importante cambiamento di approccio frutto di un più generale orientamento ad intensificare la c.d. prevenzione positiva di reati transnazionali (come il terrorismo e alcuni reati finanziari considerati ad esso ancillari, tra cui la corruzione e il riciclaggio). Il mutamento in questione non riguarda solo i rapporti interstatali regolati da norme pattizie, ma anche ordinamenti ad elevato grado di integrazione, come quello dell’Unione europea, nel quale, peraltro, i rischi di rallentamento dell’assistenza giudiziaria interstatale sono stati più volte denunciati in letteratura e, nell’ambito delle rispettive attribuzioni, dalla Corte di Giustizia e dalla Commissione europee. Ciò, in ragione delle disparità tra i diversi ordinamenti giuridici nazionali negli standard delle garanzie procedurali applicabili in materia di misure di prevenzione negative (e più in generale per effetto di una profonda crisi tra gli Stati Membri nell’applicazione del principio di mutual trust)

 

The tasks of overcoming the obstacles posed by the different state legislations are entrusted, as is known, to the formal and substantive norms of international law. This circumstance helps the continuous entry into the international legal system of measures aimed at protecting assets, values and interests previously subject to an exclusive domestic law evaluation.

This is the case with the preventive measures of transnational crimes, which this study deals with. The concept of 'preventive measures' in international law is flexible. The research demonstrates that the notion actually includes a range of very different legal devices, all of them sharing their effects, depending on the case, on goods and / or physical or legal persons, located in other States; or on the contrary, allowing legitimate claims of other States on goods and/or individuals present in their territory (or in any areas under their jurisdiction) with potentially very afflictive effects. For this reason, the exercise of authoritative powers ante delictum requires coordination rules adapted to the peculiar characteristics of the international legal system in order to avoid potential abuses. The analysis of international practice on conventional rules in different fields (such as maritime security, anti-terrorism, international peace-keeping and the prevention of international corruption), suggests that, at least in some cases, the aforementioned replacement process of the rules inadequate to anticipate the protection of increasingly fundamental goods for the international company (as the security is), was made by leaving in the background the legal checks on the compatibility of it with some fundamental rights.

The research also points out a new rule approach, which is aimed to intensifying the c.d. positive prevention of transnational crimes such as terrorism, as well as some of its ‘ancillary’ financial crimes, among which there are corruption and money laundering. This shift does not concern only inter-state relations ruled by conventional norms, but also regional legal systems characterized by a very high-degree level of integration such as the case of the European Union, in which, however, there are risks of slowing down the inter-state judicial assistance, due to the disparities of national provisions in Member States in the standards of procedural rights and guarantees (and, more generally, due to a deep crisis among Member States in applying the fundamental principle of mutual trust). Those risks have been frequently reported by scholars and, according to their respective powers, by the Court of Justice and by the European Commission.


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