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Segnali non condivisibili dalla prassi sul versante delle garanzie linguistiche dell’imputato

Silvio Sau

Archivio Penale pp. 277-294
DOI 10.12871/978886741315719 | © Pisa University Press 2016
Pubblicato: 20 aprile 2014


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Riassunto

La pronuncia in commento affronta la spinosa questione delle garanzie linguistiche nel procedimento penale, consegnando una massima di diritto che, a fronte dei più recenti sviluppi giurisprudenziali e normativi in tema di interpretazione e traduzione degli atti, sembra destare non poche perplessità. La Corte, infatti, nell’osservare che non ricorre alcuna nullità nell’ipotesi di mancata traduzione tanto dell’avviso di cui all’art. 415-bis c.p.p. (qualora risulti agli atti che l’imputato conosca e parli la lingua italiana), quanto di documenti redatti in altri idiomi ed inseriti nel materiale istruttorio, sembra aver posto un freno a quella linea evolutiva inaugurata di recente dalla Direttiva 2010/64 UE del Parlamento europeo e del Consiglio, aprendo scenari incerti sul fronte del diritto di difesa dell’imputato.


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