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Sulla linea di confine tra politica e diritto e sul principio di legalità, penale e processuale, a margine del caso Taricco

Alì Abukar Hayo

Archivio Penale
© dell'autore 2018
Ricevuto: 07 giugno 2018 | Accettato: 20 giugno 2018 | Pubblicato: 21 giugno 2018


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Riassunto

La vicenda Taricco giunge al capolinea, con la pronuncia della Corte costituzionale che riafferma definitivamente la sovranità della legge nazionale in materia penale.  Com’è noto la vicenda ha avuto inizio con il rinvio pregiudiziale (ex art. 267 TFUE) alla Corte di Giustizia europea, ad impulso del GUP di Cuneo, il quale sollevava la questione se dovessero essere disapplicate le norme di diritto interno - sul computo del termine di prescrizione del reato di frode fiscale, in materia di IVA, lesivo degli interessi finanziari dell’Unione Europea - ritenute ostative alla concreta efficacia dissuasiva della misura sanzionatoria penale.   La CGUE con la sentenza dell’8 settembre 2015 ha fatto leva sull’obbligo degli Stati di reprimere le frodi ai danni dell’UE con mezzi efficaci e dissuasivi, sancito dall’art. 325 TFUE, per vincolare il giudice nazionale a disapplicare i criteri di computo del termine di prescrizione, di cui agli artt. 160 e 161 c.p., nei due casi: a) di impossibilità di giungere alla sentenza di condanna, per brevità del termine di prescrizione, in un numero considerevole di casi; b) di legislazione discriminante, in materia di prescrizione, ai danni degli interessi finanziari dell’Unione Europea.

A seguito di questa prima pronuncia, è intervenuta la Corte costituzionale italiana che ha riconosciuto, con ordinanza n. 24/17, la natura sostanziale delle norme in materia di prescrizione e l’applicabilità del principio di legalità; conseguentemente ha ritenuto che la “regola Taricco” espressa dalla Corte europea si ponesse in contrasto con i principi costituzionali italiani.  Tuttavia ha rinunciato ad opporre, per via diretta, i controlimiti di diritto interno e ha preferito argomentare innanzi alla Corte di Giustizia le ragioni dell’incompatibilità tra la regola dedotta dall’art. 325 TFUE e il principio di legalità ex art. 25 Cost. La Corte europea, con la seconda pronuncia, del 5 dicembre 2017, ha preso atto delle osservazioni della Consulta e ha subordinato l‘applicazione della “regola Taricco” all’ulteriore condizione che non siano violati i principi fondamentali di diritto interno.  E poiché la Corte costituzionale, avendo già dichiarato l’incompatibilità della “regola Taricco” coi suddetti principi, ha ribadito, con la sentenza n. 115/18, che il giudice non può in ogni caso disapplicare le norme nazionali (che disciplinano il computo del termine di prescrizione), la vicenda si è chiusa con il definitivo riconoscimento dei controlimiti di diritto interno, i quali precludono l’efficacia della giurisdizione sovranazionale.

L’Autore, a commento della vicenda, evidenzia: il vacillante fondamento di fatto e di diritto della questione posta dal GUP di Cuneo; la natura sostanziale dell’istituto della prescrizione; le plausibili ragioni che suggeriscono di estendere il principio di legalità alle norme processuali; e, in sintesi, la singolarità di una querelle, che verteva sull’efficacia dissuasiva in concreto, anziché sull’astratta validità giuridica delle norme, disvelandone i risvolti metapolitici.

 

The Taricco saga has reached the end of the road with the judgement handed down by the Constitutional Court definitively reaffirming  the sovereignty of domestic law in criminal matters.   As known, it all began  with the  request for a preliminary ruling (pursuant to Article 267 TFEU) to the European Court of Justice made by the  “GUP”  (Preliminary Hearing Judge) in Cuneo, who raised the question of whether domestic laws -  on the calculation of the limitation period for the crime of tax fraud related to Value-Added Tax (VAT),  affecting  the financial interests of the European Union – should be disapplied if they are deemed a hindrance to the concrete, efficient and deterring effect of criminal punishment. The CJEU based its ruling of 8th September 2015  on the fact that Member States are under obligation to combat fraud affecting the interests of the EU by adopting effective and deterring measures, as established by Art. 325 of the TFEU, in order to oblige the domestic judge to disapply the criteria for calculating the limitation period pursuant to Articles 160 and 161 of Italian Criminal Law, in two cases: a) when it is impossible to pass a judgement owing to the brevity of the limitation period, as in a significant number of cases; b) if discriminatory legislation exists, in the matter of limitation, affecting the financial interests of the European Union.

After this preliminary ruling, the Italian Constitutional Court recognized, in judgement n. 24/17, the substantial character of the laws in the matter of limitation and applicability of the Principle of Legality; consequently, the Court deemed that the “Taricco rule” expressed by the European Court conflicted with Italian constitutional principles.  However, it forewent direct discussion of the counter-limits of domestic law, preferring to put forward to the Court of Justice reasons of incompatibility between the rule deduced by Article 325 TFEU and the principle of legality pursuant to Article 25 of the Constitution.

In its second ruling of 5th December 2017, the European Court acknowledged the findings of the Italian Constitutional Court and subordinated the application of the “Taricco rule” to  the further condition that the fundamental principles of domestic law should not be infringed.  Since the Italian Constitutional Court had already declared that the “Taricco rule” conflicted with the above principles, it reiterated, in its ruling n. 115/18, that the judge cannot in any case disapply the domestic laws (governing the calculation of the limitation period), the matter was closed with the definitive recognition of the counter-limits of domestic law, precluding the effectiveness of supranational jurisdiction.

In commenting on the matter, the Author underlines the shaky grounds, both in fact and in law, of the question raised by the GUP in Cuneo; the substantial character of the Statute of Limitations; the plausible reasons for extending the principle of legality to trial procedures; and, in short, the singularity of a querelle, involving the concrete dissuasive effectiveness rather than the abstract juridical validity of the rules,  thus unveiling its meta-political implications.


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