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“Cronaca di una morte annunciata”: l’insopprimibile fascino degli automatismi preclusivi penitenziari e le linee portanti della “riforma tradita”

Fabrizio Siracusano

Archivio Penale
© dell'autore 2019
Ricevuto: 28 settembre 2019 | Accettato: 07 ottobre 2019 | Pubblicato: 09 ottobre 2019


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Riassunto

Benché siano tre i decreti legislativi che hanno tradotto in dispositivi vigenti la delega portata dalla legge n. 103 del 2017, non è retorica parlare di riforma mancata dell’ordinamento penitenziario. Molte le questioni lasciate inevase: tra queste, quella della ridefinizione dell’area delle preclusioni penitenziarie, sebbene la delega ne invocasse una riperimetrazione in chiave erosiva.

Tradendone l’impostazione primigenia, la riforma penitenziaria si è snodata lungo altri itinerari, sospinta da un inarrestabile populismo securitario. Le scelte tese alla riemersione di una pena flessibile, affidata all’autonomia valutativa del giudice di sorveglianza e sottratta agli automatismi preclusivi imposti da irragionevoli differenziazioni trattamentali, sono state annichilite dal repentino mutamento del sentire politico in tema di esecuzione penale. Quelle opzioni sono state, così, rimosse dall’ordito riformatore; marchiate dallo stigma di misure idonee a sacrificare irrimediabilmente la “certezza della pena” ed elaborate a totale discapito della “sicurezza collettiva”.

Riflettendo sulle ragioni recondite dell’attuale vulgata “carcero-centrica” che ha condizionato l’operare del legislatore delegato, l’Autore auspica che, trainati da alcuni recenti dictadei Giudici della Consulta, possa riannodarsi il filo di una riforma penitenziaria finalmente ed effettivamente orientata verso la Costituzione.


Chronicle of an announced death": the irrepressible charm of automatisms foreclosure and lines bearers of the "betrayed reform"


Although there are three legislative decrees that have translated the delegation of law n. 103 of 2017, the reform of penitentiary system has failed. Many questions left unanswered: among these, that of the redefinition of the area of ​​penitentiary foreclosures, although the delegation invoked an erosional repertoire.

By betraying its primitive setting, the penitentiary reform unfolded along other routes, driven by an unstoppable security populism. The choices aimed at the re-emergence of a flexible penalty, entrusted to the evaluative autonomy of the supervisory judge and removed from the preclusive automatisms imposed by unreasonable treatment differentiations, have been annihilated by the sudden change in the political sentiment regarding criminal execution. Those options were thus removed by the reforming warp; marked by the stigma of suitable measures to irreparably sacrifice the "certainty of punishment" and processed to the total detriment of "collective security".

Reflecting on the reasons of the current “prison-focused” approach that influenced the work of the delegated legislator, the Author hopes that, dragged by some recent judgments of the Constitutional Court, the real path of a penitentiary reform towards the Constitution can be restarted.



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