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Creazione giudiziale della norma penale e suo controllo politico

Riflessioni su Cesare Beccaria e l’interpretazione della legge penale 250 anni dopo

Mario Trapani

Archivio Penale 89 pp.
© del'autore 2017
Ricevuto: 04 febbraio 2017 | Accettato: 14 febbraio 2017 | Pubblicato: 22 febbraio 2017


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Sommario

1. Introduzione . – 2. La posizione di Beccaria nei confronti dell’interpretazione delle leggi. – 3. Il mito della “chiarezza” della legge e il problema della sua “oscurità” come causa della interpretazione. – 4. L’interpretazione giudiziale come momento logicamente ineliminabile dell’applicazione della legge. La effettiva natura giuridica dell’interpretazione come “creazione” del diritto. Verso una teoria “realistica” delle fonti del diritto penale. – 5. La norma di “liceità penale” implicita e la rimessione al giudice della stessa individuazione dell’intero sistema dei reati e delle pene e quindi del confine tra il “lecito” e l’“illecito” penale. – 6. La natura “creativa” dell’interpretazione giudiziale. La distinzione concettuale tra “disposizione” e “norma”. Il giudice quale unico creatore della norma penale. – 7. Il problema dell’esistenza di una sola interpretazione corretta. La pluralità dei significati normativi ricavabili da uno stesso enunciato linguistico legislativo. – 8. Conferma della tesi di una pluralità di “norme” come possibile risultato interpretativo di uno stesso testo di legge. L’accoglimento del metodo “teleologico” e la mancanza di limiti effettivi alla interpretazione. Funzione “costitutiva” e non “dichiarativa” della interpretazione. – 9. Il testo di legge come documento scritto contenente mere “aspettative di norme”. Diversi tipi di interpretazione a seconda dei soggetti che interpretano e loro diverso valore giuridico. – 10. Conseguenze della pluralità di distinti significati normativi ricavabili dall’interpretazione di una stessa disposizione di legge. La possibile coesistenza di norme “antinomiche” come momento “fisiologico” del sistema penale. – 11. I meccanismi previsti dall’ordinamento allo scopo di garantire la sua interna “coerenza” e quindi la “certezza” del diritto come valore (pratico e dunque) “politico”. – 12. Esiste una norma generale e astratta o solo quella individuale e concreta creata dal giudice? – 13. La “retroattività” come “aspetto logico” della norma penale incriminatrice. Il problema dell’interpretazione giudiziale in peius rispetto a quella vigente al momento della commissione del fatto. – 14. L’inevitabile “rischio” penale della “interpretazione” da parte dei destinatari della norma come conseguenza della sua logica “retroattività”. – 15. “politico” delle “scelte” del giudice e conseguenze sul piano della “legittimazione democratica” della sua attività “interpretativa”. – 16. Le soluzioni politiche adottabili di fronte ai casi di “patologia” nell’interpretazione giudiziaria. – 17. Gli strumenti teoricamente ipotizzabili e politicamente utilizzabili funzionali a garantire la “legittimazione democratica” delle norme giudiziarie. – 18. Separazione dei poteri, checks and balances e controllo politico sull’attività giudiziale. – 19. Conclusioni


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