articolo pubblicato | articolo in abbonamento
Sottoposto a Peer review

Eco di un mito e un romanzo: Atlante, da solo, regge l’intero processo penale (hapax della prova cardinale) e Kafka (dal suo labirinto) lo contempla immoto (unus testis per una condanna e difesa senza garanzie)

Carlo Morselli

Archivio Penale
© dell'autore 2017
Ricevuto: 16 novembre 2017 | Accettato: 29 novembre 2017 | Pubblicato: 30 novembre 2017


L'intero articolo è disponibile per gli abbonati


Riassunto


La diade (delle sentenze considerate) occupa un piano assiale, così elucidabile in formula brachilogica: causa estintiva del reato o nullità. Il (cennato) vizio risulta “integrato “in ragione della rilevata “disintegrazione” del contraddittorio e quando si attesta (per la rilevanza degli interessi civili) sulla declaratoria estintiva, per l’impugnante, diventa poziore (prevalendo, appunto, sull’immediata estinzione dichiarata statim). Dirimente diventa l’esigenza di escludere la perversio ordinis della pronuncia, priva di garanzie, emessa de plano ed argomentando contra reum e quella di non rendere la materia disponibile e per nessuno.Piazza Cavour non è la Cappella Sistina, il giudice non è il maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, e il rito penale non è il conclave papale (camera segreta): se ciò è vero, non vale nel processo penale l’extra omnes con cui si vorrebbero “esclusi” proprio gli interlocutori, su cui ricadranno gli effetti della sentenza. Al contrario: gli apporti delle parti gli sono indispensabili, ed il giudice se è l’homo faber deve esserlo solo quando usa il “plurale deliberativo”. Sicut, con un suo solenne editto: “trattiamo il caso per formulare la sentenza, la vostra sentenza “. Il suo dictum prende la forma del singolare collettivo. Per compendio, riteniamo che giudice, nello spazio predibattimentale, ha potere di pronunciare la sentenza estintiva, se la funzione di ius dicere è, in toto, indenne da vizi preservando massimamente il contraddittorio, testata d’angolo su cui si costruisce l’edificio processuale che “giustifica” la decisione.


The dyad (of the Judgments considered) occupies an axial plan, so elucidabile in formula Brachilogica: Cause of the crime or invalidity. the (mentioned) defect is "integrated" because of the detected "disintegration" of the adversarial and when it is attested (for the relevance of the civil interests) on the declaration extinguishing, for the handgrip, becomes poziore (prevailing, precisely, On the immediate extinction declared Statim). Settling becomes the need to exclude the perverse orders of the pronunciation, without guarantees, issued de Plano and arguing Contra Reum and that of not making the matter available and for no one. Piazza Cavour is not the Sistine Chapel, the judge is not the master of the papal liturgical celebrations, and the criminal rite is not the papal conclave (secret chamber): If that is true, it does not apply in the criminal process the extra omnes with which you would like "excluded" just the Parties, on which will the effects of the judgment. On the contrary: the contributions of the parties are indispensable, and the judge if it is the Homo Faber must be only when he uses the "plural deliberative". Sicut, with a solemn edict: "We treat the case to formulate the judgment, your judgment". His dictum takes the form of the collective singular. By compendium, we believe that judge, in the Predibattimentale space, has the power to pronounce the extinction ruling, if the function of ius say is, in toto, free from vices preserving the contradictory, head of the corner on which one builds The procedural building that "justifies" the decision.


 


 


Percorso di valutazione

Peer reviewed. Certificazione della qualità


L'intero articolo è disponibile per gli abbonati