articolo pubblicato | articolo in abbonamento
Sottoposto a Peer review

Gioco erotico culminato nella morte del coniuge: la “problemati-ca” qualificazione di omicidio preterintenzionale. Riflessioni de iure condendo sul possibile rilievo delle prove neuroscientifiche

Mattia Di Florio

Archivio Penale
© dell'autore 2018
Ricevuto: 08 giugno 2018 | Accettato: 14 giugno 2018 | Pubblicato: 15 giugno 2018


L'intero articolo è disponibile per gli abbonati


Riassunto

Il presente contributo si sofferma su una recente sentenza della Cassazione in tema di omicidio preterintenzionale conseguente ad una pratica sadomaso culminata nella morte dell’altro partner.

La pronuncia del giudice di legittimità presenta, a parere di chi scrive, taluni profili di criticità.

In particolare, la tesi del “dolo unitario” accolta dalla S.C. per l’imputazione soggettiva dell’evento più grave alla condotta base di percosse o di lesioni, sembra “nascondere” un dolus in re ipsa oppure un dolus generalis, in contrasto col principio di colpevolezza. Allo scopo di superare detta criticità sarebbe auspicabile che la giurisprudenza di legittimità “riconsideri” la tesi dottrinale del dolo (di percosse o lesioni) misto a colpa (per l’evento morte).

Siffatta considerazione critica induce ad una più ampia riflessione sul possibile rilievo, anche in chiave de iure condendo, delle prove neuroscientifiche nell’accertamento dell’elemento soggettivo dell’omicidio preterintenzionale. In quest’ottica si auspica un fecondo “dialogo” tra il diritto penale (sostanziale e processuale) e le acquisizioni neuroscientifiche, corroborate dalle scienze “dure” (matematica, in primis). Un dialogo destinato, peraltro, a “contenere” possibili errori giudiziari legati a “distorsioni” cognitive (c.d. biases) del fatto-reato.   

                                          

This paper focuses on a recent ruling by the Supreme Court on the issue of manslaughter following a practice of sadomasochism culminated in the death of the other partner.

In the opinion of the writer, the judgment of the legitimacy judge presents some critical profiles.

In particular, the thesis of "unitary fraud" accepted by the Holy See. for the subjective imputation of the most serious event to the basic conduct of beatings or injuries, it seems to "hide" a dolus in re ipsa or a “dolus generalis”, in contrast to the principle of guilt. In order to overcome this criticality it would be desirable for the jurisprudence of legitimacy to "reconsider" the doctrinal thesis of malice (of beatings or injuries) mixed with fault (for the death event).

Such a critical consideration leads to a broader reflection on the possible relevance, also in key de iure condendo, of the neuroscientific tests in the ascertainment of the subjective element of pre-intentional homicide. With this in mind, a fruitful "dialogue" between criminal law (substantive and procedural) and neuroscientific acquisitions, corroborated by the "hard" sciences (mathematics, first of all) is called for. A dialogue intended, moreover, to "contain" possible judicial errors related to cognitive "distortions" (so-called biases) of the offense.


Percorso di valutazione

Peer reviewed. Certificazione della qualità


L'intero articolo è disponibile per gli abbonati