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Il diritto penale minimo in Alessandro Baratta: per un’alternativa alla “cultura del penale”

Antonio Cavaliere

Archivio Penale
© dell'autore 2018
Ricevuto: 14 settembre 2018 | Accettato: 19 settembre 2018 | Pubblicato: 20 settembre 2018


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Riassunto

La proposta del diritto penale “minimo”, avanzata da Alessandro Baratta oltre trent’anni fa, conserva la sua attualità anzitutto sul piano della critica dell’espansione dell’intervento punitivo. Le acquisizioni della criminologia critica circa la delegittimazione dei sistemi penali vigenti rimangono incontestate, per quanto trascurate dalla dottrina penalistica prevalente. Sul piano propositivo, resta valida l’idea di un diritto penale extrema ratio, inserito, però, in un contesto di “garantismo positivo”, che appronti soluzioni integrate, elaborate su basi interdisciplinari, in grado di assicurare la garanzia dei diritti di tutti più efficacemente ed in modo meno invasivo per le libertà individuali del solo ricorso all’illusione repressiva.

 

Alessandro Baratta’s proposal of a “minimum” criminal law, that means a sharp reduction of the criminal law, is now about 30 years old, but it is stilla an actual approach, first of all as a criticism of the wideness of the punishable behaviours under our criminal law system. The findings of critical criminology about the lack of legitimacy of criminal law systems are uncontroversial, but ignored by most of the criminal law scholars. The idea of building a new criminal law legal system wich must be reducted to the “ultima ratio” is still valuable, if accompanied by the development of an interdisciplinary approach. This must be able to define effective strategies for the intervention of the welfare state system and other legal instruments, that do not involve criminal sanctions, for the solution of social conflicts.


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