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L’interpretazione della legge penale: il divieto di analogia e la questione dell’interpretazione estensiva

Paola Scevi

Archivio Penale
© dell'autore 2020
Ricevuto: 12 marzo 2020 | Accettato: 20 marzo 2020 | Pubblicato: 23 marzo 2020


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Riassunto

L’attività di precisazione del contenuto precettivo della disposizione legislativa effettuata dalla giurisprudenza deve sempre essere compatibile con la legge, alla quale il giudice è soggetto, evitando il rischio di una libertà ermeneutica dilagante. Talvolta peraltro il giudice penale, a fronte di esigenze di tutela avvertite come particolarmente importanti,indulge al superamento del tenore letterale del testo normativo, ritenuto manchevole dal punto di vista della tutela, muovendosi sull’incerto crinale tra interpretazione analogica ed interpretazione estensiva.

Se da un lato il procedimento interpretativo è improntato alle scelte valutative del giudice penale, d’altra parte occorre individuare quale argine quello secondo il quale la ricerca dei significati ascrivibili alla legge penale dovrebbe sempre svolgersi all’interno dello spazio semantico del testo, sia pure portato alla sua massima estensione. Ove le scelte ermeneutiche travalichino tale limite, si ricade invece nel divieto di applicazione analogica della legge penale.

Nessuna questione di interpretazione di disposizioni penali è oggi fronteggiata in palese contrasto con il divieto di applicazione analogica delle norme incriminatrici, o comunque di sfavore. Ogni interpretazione, persino la più spinta, è motivata come congruente con il senso del testo e quindi conforme al divieto di analogia. Non è sempre agevole dunque sceverare tra analogia ed interpretazione estensiva. 

La questione dell’analogia oggi è distinguere nettamente quella occulta, gabellata cioè come interpretazione estensiva o evolutiva, ritenuta suppletiva di ‘lacune di tutela’ percepite come profondamente ingiuste.


The interpretation of the criminal law: the ban on the use of analogy and the issue of the extensive interpretation


The clarification of the preceptive content of the provision of law carried out by the jurisprudence must always be compatible with the law, to which the judge is subject, avoiding the risk of a rampant hermeneutic freedom. Sometimes, however, in the face of protection requirements perceived as particularly important, the criminal judge indulges in exceeding the literal content of the legislative text, considered to be insufficient from the point of view of protection, moving on the uncertain ridge between interpretation by analogy and extensive interpretation.

If on the one hand the interpretative process is based on the evaluative choices of the criminal judge, on the other hand it is necessary to identify the line according to which the search for the meanings ascribable to the criminal law should always be held within the semantic space of the text, albeit brought to its greatest extent. Where hermeneutical choices go beyond this limit, they fall within the prohibition of application by analogy of the criminal law.

No matter of interpretation of criminal provisions is today faced in clear contrast with the prohibition of application by analogy of the incriminating law. Every interpretation, even the most bold, is justified as congruent with the meaning of the text and therefore in accordance with the prohibition of analogy. It is not always easy to distinguish between analogy and extensive interpretation.

The question of analogy today is to clearly distinguish the hidden one, masquerading as an extensive or evolutionary interpretation, considered filling to 'protection gaps' perceived as deeply unjust.

 


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