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Testimonianza contra del difensore e giusto processo (ovvero “quando l’avvocato si pente”)

Sandro Fùrfaro

Archivio Penale pp. 619-630
DOI 10.12871/978886741577914 | © Pisa University Press 2016
Pubblicato: 30 agosto 2015


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Riassunto

Prendendo spunto da una recente ordinanza della Corte d’Appello di Reggio Calabria che ha ammesso l’esame del difensore – che ha dismesso la sua funzione – con le forme dell’art. 210 c.p.p. in un processo per criminalità organizzata, l’Autore propone una riflessione sul ruolo e sulla funzione del difensore nell’ordinamento costituzionale. Soffermandosi sul significato della norma all’art. 24 Cost. e sul concetto di “inviolabilità” della difesa, nonché sul diverso valore che si è inteso attribuire al contraddittorio con le modifiche introdotte all’art. 111 Cost., l’Autore individua nel difensore quel soggetto che in stretta unione con l’imputato diviene “organo dell’unica parte”. Pertanto, analizzando le disposizioni dei Codici deontologici italiano e degli avvocati europei e il significato del segreto professionale, l’Autore conclude che la testimonianza contra del difensore è prova la cui acquisizione è vietata dalle regole costituzionali che definiscono il processo come contraddittorio.


Sommario

1. Vuoti normativi e interpretazioni stanche. - 2. Il difensore nella prospettiva del diritto sancito dall’art. 24 Cost. - 3. L’art. 111 Cost. e il ruolo del difensore negli equilibri del giusto processo. - 4. L’inammissibilità della testimonianza contra del difensore e le conseguenze.

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