Cognitivismo processuale e spinte sovranazionali: l’intrinseca aporia tra rigore normativo e casistica additiva della Corte di giustizia
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© dell'autore 2026
Ricevuto: 10 April 2026
| Accettato: 17 April 2026
| Pubblicato: 21 April 2026
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Riassunto
Il contributo esamina la crisi del metodo probatorio nel processo penale, determinata dalla tensione tra il primato del diritto UE e la tenuta delle categorie giuridiche nazionali. Analizzando il binomio degli artt. 19 TUE e 267 TFUE, la ricerca si sofferma sulla discrezionalità del giudice comune nell'attivare il rinvio pregiudiziale o l'incidente di costituzionalità, alla luce dei criteri Cilfit e dei principi di equivalenza ed effettività. Il focus si sposta sulla natura additiva e creativa della giurisprudenza di Lussemburgo, con particolare riferimento all’art. 6, par. 1, della Direttiva 2012/13/UE. Si sostiene che l'interpretazione di tale norma, pur presentata come acte clair dalla Corte di giustizia, assuma una funzione para-legislativa, che collide con la riserva di legge ex art. 111, co. 1 Cost. L’integrazione forzata di regole pretorie sovranazionali nello statuto della prova – al di fuori delle sequenze tipizzate dal legislatore – rappresenta un vulnus all'architettura del cognitivismo processuale e alla fisionomia del libero convincimento. In conclusione, il saggio riafferma la funzione della legalità come garanzia sostanziale, individuando nelle norme costituzionali e codicistiche un limite invalicabile a qualsiasi esegesi orientata che pretenda di operare contra legem o di scardinare la tipicità dei modi di formazione del sapere giudiziale. Infine. In punto di metodo, l’indagine, rinunciando a una sistematizzazione compiuta del tema a causa della sua frammentarietà, analizza selezionate pronunce sovranazionali di carattere additivo, evidenziando il conflitto tra l'attivismo giurisprudenziale creativo e il rigore delle regole interne.
Procedural cognitivism and supranational pressures: the intrinsic aporia between normative rigor and the additive casuistry of the Court of Justice.
This paper examines the crisis of evidentiary methods in criminal proceedings, driven by the tension between the primacy of EU law and the stability of national legal categories. Analyzing the combination of articles 19 TEU and 267 TFEU, the paper focuses on the discretion of ordinary judges in initiating preliminary rulings or raising constitutional challenges, in light of the Cilfit criteria and the principles of equivalence and effectiveness. The focus shifts to the additive and creative nature of Luxembourg case law, with particular reference to article 6, paragraph 1, of Directive 2012/13/EU. It is argued that the interpretation of this provision, although presented as acte clair by the Court of justice, assumes a quasi-legislative function, which conflicts with the statutory reservation under article 111, paragraph 1, of the TFEU. 1, Constitution. The forced integration of supranational praetorian rules into the statute of evidence—outside the sequences standardized by the legislature—represents a flaw in the architecture of procedural cognitivism and the nature of free conviction. In conclusion, the essay reaffirms the function of legality as a substantive guarantee, identifying constitutional and codified norms as an insurmountable limit to any biased exegesis that seeks to operate contra legem or undermine the specificity of the ways in which judicial knowledge is formed. Finally, methodologically, the investigation, forgoing a comprehensive systematization of the topic due to its fragmentary nature, analyzes selected supranational rulings of an additive nature, highlighting the conflict between creative jurisprudential activism and the rigor of domestic rules.
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