Il contrasto “mite” della criminalità d’impresa. Sul ruolo improprio del codice antimafia
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Ricevuto: 05 June 2026
| Accettato: 09 September 2026
| Pubblicato: 18 September 2026
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Riassunto
Il contributo si sofferma sull’improprio e sempre più esteso impiego delle misure di prevenzione “mite” del d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159 nel contrasto alla criminalità d’impresa, onde saggiarne le potenzialità applicative e le principali criticità. In tal senso, l’analisi evidenzia il rischio che l’utilizzo di simili misure finisca per assumere una funzione surrogatoria rispetto allo strumento penale e al sistema della responsabilità degli enti di cui al d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231, con la conseguenza di attenuare significativamente le garanzie sostanziali e processuali riconosciute ai soggetti coinvolti. Muovendo dalla recente proposta di riforma del d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231, il lavoro offre, quindi, alcuni spunti per l’elaborazione di una strategia d’intervento in materia più ampia e organica, volta, cioè, a fornire all’ente coinvolto nella vicenda criminale una rete di sostegno e un percorso di effettiva responsabilizzazione, piuttosto che la mera e asettica imposizione di obblighi di facere eterodiretti, la cui comminazione potrebbe, peraltro, rivelarsi peggiore dei mali che s’intende contrastare (e fors’anche prevenire).
This article focuses on the inappropriate and increasingly widespread use of the “mild” preventive measures provided for by Legislative Decree No. 159 of September 6, 2011, in the fight against corporate crime, with the aim of assessing their practical potential and principal shortcomings. The analysis highlights the risk that such measures may end up serving as a substitute for criminal proceedings and for the system of corporate liability established by Legislative Decree No. 231 of June 8, 2001, thereby significantly undermining the substantive and procedural safeguards afforded to the parties involved. Building on the recent proposal to reform Legislative Decree No. 231 of June 8, 2001, the article offers some reflections on the development of a broader and more coherent regulatory strategy aimed at providing entities involved in criminal matters with a support network and a pathway to genuine ac- countability, rather than merely imposing externally directed compliance obligations, the enforcement of which may ultimately prove more detrimental than the harms they are intended to combat (and perhaps even to prevent).
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