Il pilastro e i suoi due giunti L’irragionevolezza sopravvenuta della custodia obbligatoria per il partecipe ad associazione di tipo mafioso (art. 275, co. 3 c.p.p.)
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© dell'autore 2026
Ricevuto: 24 September 2026
| Accettato: 30 September 2026
| Pubblicato: 05 October 2026
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Riassunto
Il saggio sostiene l’illegittimità costituzionale dell’art. 275, co. 3, secondo periodo c.p.p., per irragionevolezza sopravvenuta, nella parte relativa all’art. 416-bisc.p. e limitatamente alla figura del partecipe, là dove la disposizione non fa salva l’ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici dai quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con misure diverse dalla custodia in carcere. Il petitum prospettato è un’additiva di garanzia – non una caducazione dell’automatismo – che estende al partecipe il regime già riconosciuto al concorrente esterno dalla sentenza costituzionale n. 48 del 2015. Si sostiene che l’architrave della presunzione non è la pericolosità del partecipe (presunta in via soltanto relativa), ma l’adeguatezza esclusiva della sola custodia, retta da due “giunti”: uno empirico (una regola di esperienza generalizzata che lega il vincolo associativo a un periculum irriducibile) e uno strumentale (l’idoneità della sola detenzione intramuraria a recidere quel vincolo). Ricostruito lo statuto della regola di esperienza nella teoria della prova, il saggio mostra che la generalizzazione posta a fondamento del primo giunto non è mai stata individuata, formulata e verificata secondo i canoni che governano l’uso delle massime di esperienza, ma assunta in via sommaria e congetturale: essa è una petitio principii mai dimostrata e oggi falsificabile alla luce delle acquisizioni criminologiche; il secondo è smentito dall’ordinamento stesso (ratio dell’art. 41-bis ord. penit.; introduzione dell’art. 391-ter c.p.; dati sui dispositivi sequestrati in carcere). Una costellazione di sopravvenienze – il controllo elettronico come equivalente tendenziale, la disparità generata dalla sentenza n. 48 del 2015, la linea Viola c. Italia/Corte cost., n. 253 del 2019, la riforma dell’ergastolo ostativo del 2022, da ultimo la sentenza n. 173 del 2024 sull’intollerabilità degli automatismi cautelari – ha eroso la base del 1995. La presunzione relativa resta la regola di partenza: si restituisce soltanto al giudice il potere di valutare in concreto.
The Pillar and Its Two Joints. The Supervening Unreasonableness of Mandatory Pre-Trial Custody for the Participant in a Mafia-Type Association (Article 275(3) of the Italian Code of Criminal Procedure)
The essay argues that Article 275(3), second sentence, of the Italian Code of Criminal Procedure is unconstitutional, on grounds of supervening unreasonableness, insofar as it denies the judge – with respect to mere participants in a mafia-type association under Article 416-bis of the Criminal Code – the power to apply measures other than pre-trial prison custody where specific elements show that precautionary needs can be met otherwise. The proposed remedy is a rights-enhancing additive ruling extending to the participant the regime already granted to the external contributor by Constitutional Court judgment no. 48/2015. The paper isolates the true pillar of the presumption – not presumed dangerousness, but the exclusive adequacy of prison custody – resting on two joints: an empirical generalization – a “rule of experience” that, as the paper shows by drawing on the general theory of evidence, was never identified, formulated or tested according to the canons governing generalisations in judicial reasoning, but assumed in a summary and conjectural manner – never demonstrated and now falsifiable, and an instrumental claim (only prison severs the mafia bond) refuted by the legal system itself (Article 41-bis of the Prison Act; the new Article 391-ter of the Criminal Code; data on communication devices seized in prisons). A constellation of supervening factors – electronic monitoring, the disparity created by judgment no. 48/2015, the Viola v. Italy line, the 2022 reform of Article 4-bis, and judgment no. 173/2024 on the intolerability of precautionary automatisms – has eroded the 1995 foundations. The rebuttable presumption remains the default: what is restored is only the judge’s power of concrete assessment.
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