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Risarcimenti per la detenzione in condizioni inumane e degradanti: il giudice italiano guarda alla giurisprudenza Mursic (e oltre) per il bilanciamento dei criteri di accertamento

Fabio Fiorentin

Archivio Penale pp. 724-730
DOI 10.12871/97886741019419 | © Pisa University Press 2017
Ricevuto: 04 May 2017 | Accettato: 09 May 2017 | Pubblicato: 12 May 2017


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Riassunto

L’Autore pone in risalto le problematiche relative allo spazio minimo individuale in cella collettiva: nello specifico, evidenzia com’è stato interpretato dalla giurisprudenza europea e non il concetto di “spazio vivibile”. Inoltre, Lo scritto si concentra sulla valenza della “forte presunzione” di violazione dell’art. 3 CEDU indotta dall’accertata disponibilità in capo al singolo detenuto di uno spazio personale inferiore a 3 mq. Da qui, si sottolinea la necessità di guardare a Strasburgo per trarre gli argomenti utili a superare i rilievi posti dalle Amministrazioni nazionali.

The author emphasizes the problems related to the individual collective cell space: specifically, it highlights what has been interpreted by the European case law and not the concept of "living space". Also, I want to focus on the importance of "strong presumption" of violation of art. 3 CEDU induced by the availability ensured single inmate of a personal space of less than 3 square metres. From here, it stresses the need to look to Strasbourg to draw useful arguments to overcome the reliefs posed by national administrations.

 

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