Ricordo del Prof. Metello Scaparone

di Barbara Lavarini

Sono passati due mesi da quella grigia e fredda mattina di dicembre in cui ho ricevuto la notizia, che mai avrei voluto ricevere, della scomparsa del mio carissimo Maestro, ed è ancora molto difficile riuscire a parlarne, o a scriverne, senza che la commozione prenda il sopravvento. Mi si perdonerà, allora, se sarà inevitabile intrecciare il suo ricordo con qualche profilo autobiografico. Sono passati quasi quarant’anni da quando, nell’autunno del 1986, entrai per la prima volta nell’aula 32 di Palazzo Nuovo, a Torino, per il suo corso di procedura penale edizione 1986.87 – ho ricostruito le date scorrendo con nostalgia gli appunti delle sue lezioni, gelosamente conservati – e rimasi immediatamente colpita dal suo modo, al tempo stesso travolgente e chiarissimo, di illustrare la materia, a partire dai principi costituzionali relativi alla magistratura e alla giurisdizione a cui dedicò quelle prime lezioni, e che hanno peraltro segnato il fil rouge del suo insegnamento e della sua produzione scientifica: non casualmente nella prima parte del suo Manuale – edito la prima volta nel 2008 –, si ritrovano, con una scelta sistematica netta, quelle stesse puntuali “coordinate” costituzionali dalle quali aveva mosso a lezione in quell’anno lontano, e che per lui hanno sempre rappresentato l’imprescindibile premessa allo studio del diritto processuale penale. Quasi quarant’anni, quindi, di percorso insieme, durante il quale, come studentessa prima, tesista, allieva che muoveva i primi passi della carriera accademica, sino agli ultimi tempi, ho avuto l’onore e il privilegio di fruire della sua guida, scientifica e umana, traendone insegnamenti che hanno contribuito a formarmi come persona, prima ancora che come giurista: la libertà di pensiero; l’umiltà nel non ritenersi mai superiore, e nel fermarsi ad ascoltare il punto di vista non solo dei “pari grado”, ma anche – e soprattutto – dei più giovani, valorizzandone l’entusiasmo; la mente aperta all’ascolto di tutte le opinioni senza rinunciare alla propria, praticando appieno quel contraddittorio che, dentro e fuori del processo penale, era per lui un valore irrinunciabile; la correttezza, il rigore, il rispetto. Sentimenti di riconoscenza condivisi, peraltro, dai molti suoi allievi, accademici e non, che nei tristi giorni successivi alla sua morte hanno voluto affettuosamente scrivermi per ricordare come sia stato per loro importante l’insegnamento del Professore.
Venendo a qualche dettaglio sulla sua carriera, Metello Scaparone si è laureato a Torino nel 1960, in Diritto ecclesiastico, col Prof. Giuseppe Olivero, ma poco dopo la laurea ha iniziato a collaborare col Prof. Giovanni Conso – nel frattempo chiamato a Torino –, che lo ha guidato sin dai primi passi della carriera universitaria. Ha insegnato inizialmente a Cagliari, come incaricato, poi, a seguito della vittoria nel concorso a cattedra del 1975, anche a Pisa e a Genova, sino alla chiamata a Torino nel 1983, dove è rimasto fino alla pensione, insegnando nella Facoltà di Giurisprudenza Procedura penale e, negli ultimi anni, anche Ordinamento giudiziario e libertà costituzionali, materia a cui teneva molto e a cui ha peraltro dedicato importanti contributi scientifici.
Della sua cospicua produzione, ricordo innanzitutto i libri: Il regime di impugnazione delle ordinanze dibattimentali (1970), Common law e processo penale (1974) – uno dei primi studi monografici di taglio comparatistico nel settore del diritto processuale penale –, Evoluzione e involuzione del diritto di difesa (1980), e più di recente, dopo la riforma processuale del 1988, Elementi di procedura penale. I principi costituzionali (1999), e infine i Manuali Procedura penale (sette edizioni dal 2008 al 2022) e Ordinamento giudiziario (2012). Fra gli altri lavori, segnalo quantomeno la voce Pubblico ministero dell’Enciclopedia del diritto (1988).
In tutti i suoi scritti, sino alla Procedura penale – l’opera della vita a cui ha lavorato per l’intero arco della carriera –, la profondità della riflessione scientifica si coniuga con un’eccezionale capacità di sintesi e un’inarrivabile chiarezza. E qui mi si consenta un nuovo ricordo personale: quante volte, attraverso le sue minuziose correzioni ai miei lavori, mi ha indotto a riformulare in modo più chiaro e lineare periodi un po’ troppo involuti, ripetendomi sempre che un testo scientifico è tanto più apprezzabile, quanto più riesca ad esporre concetti complessi in poche parole semplici.
Per buona parte della carriera, il Prof. Scaparone ha affiancato all’attività universitaria quella di avvocato – poco più di un anno fa veniva premiato dall’Ordine di Torino con la medaglia per i sessant’anni di iscrizione all’Albo –, in un proficuo e fecondo scambio fra l’esperienza professionale e quella accademica: non poche volte la sperimentazione sul campo di prassi lesive dell’effettività delle garanzie della difesa gli ha offerto spunto per importanti approfondimenti scientifici di “denuncia” di certe derive giurisprudenziali: fra i lavori più recenti, ad esempio, Prove a difesa e motivazione implicita, pubblicato su Processo penale e giustizia nel 2014.
Mi potrei soffermare su molti altri aspetti della vita e della carriera del Prof. Scaparone, a partire dalla sua grande cultura a tutto campo, dalla passione per la Storia, dall’impegno anche nella società civile per la costante affermazione dei valori costituzionali repubblicani. Ci sarà tempo e modo per rendergli ulteriore omaggio. Oggi mi piace salutarlo, anche a nome di tutti coloro che lo hanno conosciuto e stimato, ricordandone la simpatia, il calore umano, la raffinata ironia e l’indimenticabile sorriso. Arrivederci, caro Maestro!